Diritto all’informazione (vera)

Premesso e riconfermato il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero sancito dall’art. 21 della Costituzione[1] oggi parrebbe necessario porre tra i limiti previsti al suo utilizzo alcune doverose integrazioni.

L’esercizio di un diritto incontra dei limiti affinché altri diritti con cui venga in conflitto siano tutelati; nel caso del diritto in esame i suoi limiti più noti oggi vigenti[2] sono quello del rispetto della pubblica decenza o il più in voga della riservatezza. Non risulta invece ad oggi tutelato il diritto del lettore, dell’ascoltatore e soprattutto dell’attuale audience televisiva a ricevere informazioni vere ed attendibili.  Per lo meno non debitamente tutelato. La sola che si è occupata della questione è stata la Cassazione quando si è espressa circa il diritto di ricevere informazioni veritiere, ma lo ha fatto limitatamente al dovere di cronaca[3], quindi esclusivamente rivolto al cronista.

L’anomalia che questa situazione fa registrare è l’invasione televisiva di notizie false, bugie, menzogne, inesattezze e via dicendo. L’assenza di una chiara e forte regolamentazione in materia sta producendo effetti nefasti soprattutto da quando la televisione, mezzo di comunicazione di massa per eccellenza, ha raggiunto l’attuale diffusione, sostituendosi quasi del tutto ai giornali ed alla stampa per molta parte della popolazione, da cui ne discende, usando le parole di Indro Montanelli che non c’è più alcun bisogno di una marcia su Roma  [4] per instaurare un regime, basta controllare, possedere o manipolare la televisione ed il suo enorme potere mediatico.

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