Diritto all’informazione (vera)

Premesso e riconfermato il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero sancito dall’art. 21 della Costituzione[1] oggi parrebbe necessario porre tra i limiti previsti al suo utilizzo alcune doverose integrazioni.

L’esercizio di un diritto incontra dei limiti affinché altri diritti con cui venga in conflitto siano tutelati; nel caso del diritto in esame i suoi limiti più noti oggi vigenti[2] sono quello del rispetto della pubblica decenza o il più in voga della riservatezza. Non risulta invece ad oggi tutelato il diritto del lettore, dell’ascoltatore e soprattutto dell’attuale audience televisiva a ricevere informazioni vere ed attendibili.  Per lo meno non debitamente tutelato. La sola che si è occupata della questione è stata la Cassazione quando si è espressa circa il diritto di ricevere informazioni veritiere, ma lo ha fatto limitatamente al dovere di cronaca[3], quindi esclusivamente rivolto al cronista.

L’anomalia che questa situazione fa registrare è l’invasione televisiva di notizie false, bugie, menzogne, inesattezze e via dicendo. L’assenza di una chiara e forte regolamentazione in materia sta producendo effetti nefasti soprattutto da quando la televisione, mezzo di comunicazione di massa per eccellenza, ha raggiunto l’attuale diffusione, sostituendosi quasi del tutto ai giornali ed alla stampa per molta parte della popolazione, da cui ne discende, usando le parole di Indro Montanelli che non c’è più alcun bisogno di una marcia su Roma  [4] per instaurare un regime, basta controllare, possedere o manipolare la televisione ed il suo enorme potere mediatico.

Continua a leggere

Una nuova, rivoluzionaria misura della produttività umana: il Tempo Sedia

Da anni gli esperti dissertano su come misurare la produttività umana: nuove teorie si sono succedute negli anni, ma alla fine si ritorna sempre al principio: il tempo.
E’ cosa certa la difficoltà di imbrigliare e misurare l’attività intellettiva, più facile è sicuramente la misurazione di fenomeni fisici quali massa, calore e tempo, appunto.

Come misuri un’idea? Un quadro di Leonardo? La soluzione ad un problema? La capacità di mediare e sopportare? La prontezza e la capacità organizzativa?
L’intelletto, la creatività umana si muovono su talmente tanti piani che ridurre tutto a numero è  complesso e i tentativi finora fatti si sono rivelati mere sovrastrutture artificiose, scollegate dalla realtà, e spesso generanti distorsioni ancora maggiori della loro assenza, se non altro per l’inutile lavoro del compilatore.

Allora l’uomo d’azienda come può risolvere il problema? Come valutare il contributo fornito dai diversi dipendenti? Uomini e donne?

Semplice, basta tornare al tempo: il tempo degli schiavi.

Essendo difficile gestire la creatività e l’intelligenza umana si è compreso che era più semplice reprimerla: non conterà più, quindi, chi offre soluzioni geniali, chi è capace di organizzarsi in modo tale da svolgere in minor tempo la quantità di lavoro assegnata (quella persona potrebbe pensare di avere il diritto di passare a fare altro o di dover essere pagata di più per offrire ulteriori prestazioni a parità di trattamento con i colleghi!) ma conterà la tua presenza fisica, appunto il “Tempo Sedia”, da ora in poi TS.

Con il TS si evitano rivendicazioni sulla presunta e difficilmente misurabile intelligenza, si evitano contrasti: SEDUTI siamo tutti uguali.

Non solo, con il TS ho modo di valutare il reale asservimento dei miei dipendenti: quanti, e soprattutto quali, di loro resteranno per ore oltre l’orario regolare, pronti a fornire la prestazione aggiuntiva, per esempio fare una fotocopia, al solerte dirigente che, anche lui ben oltre l’ordinario orario di lavoro, starà sbrigando gli ultimi dettagli improcastinabili? E così avrò avuto modo di valutare in maniera assolutamente obiettiva la devozione (grado di asservimento) del collaboratore.

Quante volte abbiamo sentito lodare un dipendente solo perché presente?
Quante invece per la qualità del lavoro svolto?

Dall’opacità dell’ideologia alla trasparenza del pragmatismo

i|de|o|lo||a s.f.

1 CO complesso di idee e principi propri di un’epoca, di un gruppo, di una classe sociale e sim.: i. marxista, liberale, socialista; i. nazionalista; i. borghese, contadina

2 TS filos., polit., nella terminologia marxista, dottrina o concezione che nasconde sotto i propri ideali gli interessi particolari di una classe | estens., complesso di idee astratte e mistificatorie che non hanno riscontro alcuno nella realtà

i|de|o||gi|co agg.
1 CO relativo a una o più ideologie: contrasto, dissenso, presupposto, contenuto i., matrice ideologica

2 CO fondato su un’ideologia: giudizio i.

3 TS filos., relativo alle idee, ai concetti


prag|ma||smo s.m.

1 TS filos., corrente di pensiero, sviluppatasi negli Stati Uniti alla fine dell’800, secondo la quale qualunque affermazione o speculazione teorica ha validità solo se confermata dalla sua applicazione pratica

2a CO atteggiamento improntato all’azione e al raggiungimento di risultati concreti

2b CO estens., tendenza a comportarsi in modo spregiudicato

prag||ti|co agg., s.m.

1a CO agg., relativo all’azione, incentrato sull’attività pratica: un programma politico p., il lato p. di una questione

1b CO agg., s.m., che, chi guarda agli aspetti pratici e concreti delle cose, più che a quelli teorici: essere un p., non un contemplativo!

2 agg. OB TS dir. prammatico


LEGENDA

CO = accezione comune

TS = accezione tecnico scientifica

OB = accezione obsoleta

Nell’attuale società possiamo osservare come molte organizzazioni ancora si caratterizzino, differenziandosi da analoghe organizzazioni con analoghi obiettivi, sostanzialmente solo per la portata degli obiettivi stessi.

Continua a leggere